5 anni ad Amsterdam… Riflessioni e Fatti.

Sono passati ben 5 anni da quando, il 2 Ottobre del 2008, mi trasferivo ad Amsterdam coronando il mio sogno da diciottenne con un poco di ritardo e motivazioni molto diverse da quelle che mi aspettavo da “giovane”… Altri 2 anni da quando scrissi il mio post sui miei primi 3 anni ad Amsterdam e la casa e’ sempre la stessa, anche mia moglie, ho una nuova bici e, soprattutto, da quasi 5 mesi sono diventato padre… Insomma, tutto procede bene e, soprattutto, tutto promette bene per i prossimi 5 anni!

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Mentre io mettevo su famiglia e facevo discreti passi in avanti dal punto di vista lavorativo, in Italia si sono avvicendati 3 Governi (Berlusconi IV, Monti e Letta), un nuovo dittatore sta crescendo (Grillo) e la disoccupazione “giovanile” (18-24 anni) e’ passata dal 26% al 37,8% mentre la disoccupazione che riguarda la mia fascia d’età (quindi fino ai 34 anni), la disoccupazione che colpisce i giovani che hanno finito gli studi e iniziano (o dovrebbero) iniziare a lavorare e a mettere su famiglia, e’ salita dal 33% del 2008 al 39,8%, se poi vediamo in particolare il Sud saliamo al 49%. Insomma, potrei quasi dire che sono andato via giusto in tempo… O forse no… In ogni caso con l’inasprirsi della polemica in rete tra pro-fuga e anti-fuga dal Bel Paese mi andava di dire la mia, o almeno di scriverla in maniera da schiarirmi le idee anche io.

Voglio, prima di tutto, sfatare il mito del “all’estero e’ tutto migliore”… Come sono cambiate le cose in Italia in questi 5 anni, sono cambiate anche in Olanda. La disoccupazione e’ passata dal 5% del 2008 al 9% del 2013 (in Italia siamo passati dal 7% al 12%) e i governi che si sono avvicendati sono stati, anche qui, 3 (Balkenende IV, Rutte I e Rutte II). Anche qui in Olanda ha preso vita un forte movimento razzista (principalmente anti-islam, per fortuna quasi scomparso dopo le ultime elezioni) e anche in Olanda si fanno tagli per avere i conti in ordine per la Comunità Europea. Da questo punto di vista, quindi, fatta eccezione per il punto di partenza prima della crisi, i problemi sono uguali ovunque, almeno in Europa.

In questi 5 anni, mi e’ capitato spesso di parlare e discutere con persone che volevano trasferirsi, che si sono trasferite, che sono ritornate in Italia dopo diversi anni qui ad Amsterdam, o che, ad un certo punto, hanno cambiato idea e non si sono trasferite più… Sempre più spesso, poi, mi capita di leggere articoli pieni di luoghi comuni su quanto sia bella la vita all’estero (ultimamente sembra che Berlino sia il paese della cuccagna…). L’idea che mi sono fatto io e’ che una decisione giusta non esiste. Si possono, ovviamente, fare paragoni tra le diverse città (anche se a me, personalmente, riesce difficile comparare Caserta o Napoli con Amsterdam) ma ci sono cose che non possono essere comparate se si va sul piano personale, se si pensa al rapporto con la propria famiglia e i propri amici.

La maggior parte delle volte che si parla di un “trasferimento all’estero” la motivazione più grande e popolare sembra, al momento, essere il lavoro anche se, a dirla tutta, trasferirsi all’estero alla ricerca di un lavoro non e’ cosi’ semplice come sembra o come vogliono far sembrare alcuni…

valigia-di-cartone

A dispetto di quello che credono molte persone e che molti giornali descrivono, superate le Alpi non c’è nessun tappeto rosso e aspettarci. Troppo spesso leggo articoli e sento parlare persone del “trasferirsi all’estero” come una passeggiata: prendi le valigie, parti, arrivi e ci sono decine di lavori che ti aspettano. Beh, per chi ancora crede a queste favole penso sia giunto il momento di svegliarsi. Non ci sono tappeti rossi, non ci sono recruiters ad aspettare gli Italiani all’aeroporto e, soprattutto, l’essere madrelingua Italiano al giorno d’oggi, data la presenza massiccia di Italiani ovunque, non e’ più un qualcosa che da solo può assicurare un lavoro (cose come “mi metto ad insegnare Italiano” non si portano più dagli anni ’80) e, ancora più importante, bisogna conoscere l’Inglese!!! Sembra un’affermazione scontata, ma ancora oggi mi arrivano diverse mail tramite il sito AmsterdamForFree di persone che mi chiedono se la conoscenza dell’Inglese e’ necessaria…

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Facile rimanere affascinati dalle storie di studenti brillanti che dopo un master finiscono a fare un bel lavoro a Londra o Berlino guadagnando fior di quattrini, ma le storie che i giornali non raccontano solo quelle di altre MIGLIAIA di Italiani, anche laureati, che pur di scappare dall’Italia finiscono a fare i camerieri con una laurea in Scienze della Comunicazione o in Lettere. Nulla contro i camerieri o contro i laureati in Scienze della Comunicazione, intendiamoci, ma laurearsi per poi lasciare famiglia ed amici per finire a prendere le ordinazioni in una pizzeria egiziana non mi sembra proprio il massimo.

Non esistono numeri a riguardo ma e’ abbastanza facile, per chi vive all’estero e sente/vede/conosce le storie della propria comunità, immaginare che la percentuale di Italiani che dopo essersi trasferiti continuano il percorso lavorativo che avevano già iniziato in Italia sia davvero bassissima e che le possibilità di diventare una persona di “successo” siano le stesse, se non addirittura più basse, di quelle che ci sono in Italia.
Questa e’ una cosa alla quale tengo parecchio e che non smetterò mai di fare presente ai fan del “trasferirsi a tutti i costi” e anche se e’ vero che un cameriere ad Amsterdam guadagna quanto un insegnante di Liceo in Italia, penso che l’amor proprio e l’orgoglio dovrebbero avere la meglio sul conto in banca e che decisioni cosi’ importanti come il trasferirsi in un paese straniero non possono essere basate su motivi meramente economici… Se poi il lavoro viene visto solo come un “devo pagare le bollette a fine mese” il discorso cambia un poco dato che gli stipendi (in media) sono più alti di quelli Italiani e sentirsi “stabili” dal punto di vista economico e’ facile anche lavorando nella pizzeria egiziana di cui parlavo prima.

A me, personalmente, e’ andata abbastanza bene, lo stipendio del mio primo lavoro qui ad Amsterdam (un sorta di call-center) era già il doppio del mio ultimo stipendio in Italia (lavoravo full-time in una libreria con un contratto a tempo indeterminato). Adesso, dopo 5 anni, il mio stipendio e’ quasi 4 volte quello che guadagnavo in Italia quando me ne andai nel 2008 e conosco stagisti che lavorano nel mio ufficio che guadagnano quanto guadagnavo io con un regolare contratto in Italia… Sinceramente, pero’, nonostante uno stipendio alto faccia comodo, non e’ questo il motivo per il quale sono soddisfatto e contento di questi miei 5 anni ad Amsterdam e di sicuro non e’ il motivo che mi tiene ancora qui lontano da amici e famiglia.

Quello che mi ha conquistato, che mi ha tenuto qui per questi 5 anni e che, spero, mi terra’ qui ancora per molto, e’ lo stile di vita. Prima di tutto, la mobilita’. Non sono mai stato un grande fan della bici e. se devo essere sincero, quando torno a Caserta per onorare le feste comandate, mi vengono i brividi a pensare di andare in bici per strada e, ad essere ancora più sincero, a guardare come vanno in bici le persone (soprattutto dai 45 in su) e’ un miracolo che non vengano buttati sotto ad ogni incrocio. Vivendo ad Amsterdam sono stato, in qualche maniera, costretto ad usare la bici e vedere come una città di quasi 1 milione di abitanti sia in grado di muoversi sulle due ruote e’ una cosa che tuttora mi affascina.

Amsterdam-Bike

Le bici sono viste come un semplice mezzo di trasporto e non come una accessorio fashion (come spesso mi e’ capitato di vedere in Italia) e le piste ciclabili sono trattate come le vie di trasporto per eccellenza. Non a caso quando nevica vengono prima ripulite le piste ciclabili e poi le strade. Inutile persino provare a fare un paragone tra come sono concepite le piste ciclabili in Olanda e come sono concepite in Italia. mentre e’ interessante capire che mentre in Italia si prova, pochissime volte, ad incentivare l’uso della bici in Olanda, al contrario, si e’ lavorato per anni nel disincentivare l’uso delle macchine. Cosi’ facendo le persone si sono trovate a dover scegliere un mezzo alternativo e la bici si e’ rivelato il miglior sostituto per la mobilita’ cittadina prima dal punto di vista economico (pedalare e’ gratis) e poi anche dal punto di vista ecologico.

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Oltre alle bici, una delle cose che più mi ha colpito, conquistato e che adesso e’ parte del mio vivere quotidiano, e’ il rapporto con i parchi cittadini. Sempre aperti, sempre accessibili e, soprattutto, ne hai sempre uno sotto casa, non importa in che quartiere sei e, soprattutto, sei libero di fare quello che vuoi, dal barbecue alla festa con impianto e gruppo elettrogeno, ovviamente nei limiti della decenza/civiltà. E anche se il clima non e’ proprio il massimo qui, avere un parco sotto casa ti da’ la possibilità di goderti ogni minimo raggio di sole con facilita’ senza dover prendere la macchina o dover camminare per 20 minuti per arrivare al primo spazio verde disponibile…

Ma la cosa che più di tutte mi ha reso felice del mio trasferimento e che più di ogni altro motivo mi terra’ qui ancora per bel po’ (spero) e’ l’essere diventato padre. Sapere che mia figlia crescerà andando in bici, che vivrà in un paese dove il sessismo non esiste e le donne sono viste, molto spesso, come il vero sesso forte, che avrà compagni di scuola che provengono da diversi paesi e da diverse culture, che crescerà pensando che avere la pelle di un altro colore sia una cosa normale come avere gli occhi o i capelli di un altro colore, sapere che vivrà in una città dove tutte le diversità sono tollerate mi rassicura. Sapere che crescerà in un paese che non ha vissuto la piaga delle ecomafie, che non dovrà respirare i veleni che la camorra ha seppellito nei posti dove io sono cresciuto mi fa sentire bene e mi rende fiero della scelta che ho fatto 5 anni fa, non per la mia vita ed il mio futuro, ma per la sua vita ed il suo futuro!

D’altro canto, pero’, non smetterò mai di maledire una classe dirigente e politica che ha fatto in maniera da costringermi a tenere mia figlia lontana dai suoi nonni, dai suoi zii, dai miei più cari amici pur di tenerla lontana da quelle terre conosciute, oramai, come il “Triangolo della Morte”. Non smetterò mai di maledirli per avermi costretto (con leggi che tutto fanno tranne che aiutare le cosiddette “coppie giovani” a mettere su famiglia e/o a comprarsi una casa) ad andare in un paese dove non ho dovuto sudare per comprare una casa senza bisogno di portare il mio albero genealogico come garanzia e scegliere di avere qui un figlio assistito in tutto e per tutto da uno stato sociale che, nonostante i tagli, ancora riconosce nella famiglia e nei figli un valore da preservare, ah, e tutto questo senza parlare neanche l’Olandese…

Ed ogni volta che penso a queste cose mi viene in mente sempre il solito bellissimo film, La Meglio Gioventù, la famosa (almeno per me) scena dell’esame di Nicola (Luigi Lo Cascio) nella quale… Beh, meglio vederla e chiudere cosi’!

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  • zia slavina

    ti voglio bene Garó – e mi riconosco un sacco in quello che scrivi.
    spero che le nostre figlie un giorno si possano incontrare. gli racconteremo di Concetta Mobili e quelle penseranno (in una lingua che non è la nostra, forse) “minchia che palle ‘sti vecchi”. che il futuro ci porti cose belle, ovunque lo incontreremo

    • gigipicazio

      Bella zia, inutile dire che ricambio, MA… Su Concetta Mobili devo dissentire, quella e’ una storia troppo “oltre” per finire nel cascione delle storia da “michia che palle sti’ vecchi” 🙂

  • stefania

    Ciao. E’davvero impressionante per me il tuo articolo…rispecchia quello che io enso da un’anno e mezzo a questa parte…prima ero tentata solo a scappare da acerrs per qualche citta o meglio paesino del centro o nord italia ma ora la mia e’ansia dia scappare al piu’presto per andare all’estero.Mia figlia a novembre scorso ha avuto il trapianto di midolllo per una leucemia e quindi se me ne bado e per offrirle una vita nuova…..ho il terrore’non mi manca il lavoro e sono sicura che vome te anch’io mslediro’questo giverno che mi portera’lontana dai miei familiari ma devo farlo….l’unico punto di domanda e ‘non so dove andare come muovermi per iniziare.Tu come hai fatto.? Potresti darmi un consiglio? In noccs a luponper tutto ciao Stefania

    • gigipicazio

      Ciao Stefania,
      come ho detto anche nel post, non c’e’ una “regola” o un manuale da seguire per trasferirsi… Io, alla fine, sono corso dietro la mia compagna che e’ decisamente piu’ intraprendente di me e aveva deciso di trasferirsi.

      In bocca al lupo anche a te!

      • Salvatore

        Ciao Gigi,
        e’ quello che avrei detto anche io considerando l’ipotesi di trasferisri all’estero per cercare lavoro.
        Si sa pero’ che noi Italiani siamo sempre carichi di entusiasmo e ci lasciamo trascinare troppo dalle emozioni (Immaginando magari i recruiters che ci aspettano all`areoporto oppure le aziende che ci chiamano a casa per offrirci un lavoro). Forse anche perche’ amiamo l’imprevedibilita’, l’imprevisto..parola che gli Olandesi ad esempio non conoscono affatto.
        Vivo e lavoro come te in Olanda , forse abbiamo la stessa eta’ e posso anche io affermare che oggi in Europa e’ davvero difficile farsi strada…Olanda , Germania , UK ecc ecc…
        Ciao
        Salvatore

  • roberta

    Ciao,
    siamo una coppia e abbiamo vissuto a londra per due anni e mezzo, inglese ottimo e qualche accenno di spagnolo con un certificato di un corso frequentato qui a Londra.
    Io faccio la commessa in un negozio di alta moda e il mio ragazzo lavora come cameriere in un albergo a 5 stelle.
    Siamo impauriti all’idea di trasferirci perchè non vorremmo avere le stesse difficoltà avute nei prmi tempi qui a londra.
    credi che sia abbastanza il nostro italiano, inglese, spagnolo per trovare un lavoro ben retribuito ad Amsterdam ?
    Grazie in anticipo per la risposta.

    • gigipicazio

      Ciao Roberta,
      la risposta alla tua domanda e’… non lo so! Se hai letto la mia riflessione, il succo sta tutto li’, trasferirsi in un’altro paese (ma anche solo in un’altra citta’) e’ difficile e le difficolta’ che voi avete incontrato a Londra appena trasferiti le incontrerete ad Amsterdam, a New York o a Barcellona e sono le stesse che ho incontrato anche io. Se sei perseverante e le difficolta’ iniziali non ti spaventano allora fallo, ma se hai gia’ una vita “comoda” a casa tua (e se lavorate tutti e due e’ un lusso che hanno in pochi in Italia) non ti aspettare di avere lo stesso stile di vita appena trasferita…

      In ogni caso, in bocca al lupo qualunque cosa scegliate di fare.

  • anna

    Ciao Gigi, grazie per questo articolo. Leggere le tue parole mi rincuora e fa sorridere. Vivo negli states da 10 anni e dal canto mio posso parlare di una serie di sacrifici necessari e dovuti in un paese che non perdona errori. Sposata da 4 anni con un americano e da 5 trasferitami da SF a NY, posso solo dire che se l’europa ha problemi e la vita non e’ facile, non e’ un sogno vivere qui dove crescere famiglia e figli non e’ solo un incubo ma una lotta. Mi prendo tutti i dutch people del mondo con le loro agende e poca spontaneita’ e rinuncio ad un sistema sociale malato dove se domani non puoi piu’ lavorare come un mulo sei in mezzo alla strada e fine della storia. Come dici tu, e’ una questione di priorita’, di necessita’ che spesso vanno oltre ad uno stipendio. Io e mio marito siamo una coppia mista, ancora mal vista qui in una metropili cosi grande. Ho avuto la fortuna di visitare l’olanda e avere a che fare con qualche olandese e americano… ci siamo immersi nella vita olandese il piu’ possibile e sebbene servano mesi anni prima di imparare realmente un luogo, l’impatto che abbiamo avuto noi e’ stato assolutamente positivo. I sacrifici bisogna farli ovunque, per noi la dignita’ che abbiamo visto in tutte le persone in olanda e’ stato un motore che ci ha spinti a volerci trasferire. Una societa’ che valorizza l’essere umano e’ una societa’ a cui ho voglia di dedicare i miei sacrifici e tasse. Non e’ il caso n’e’ dell’italia o dell’america. Spero riusciremo ad integrarci al meglio con la consapevolezza che non esiste il luogo perfetto. Grazie.

  • paolo

    Quando dici che Grillo e` il nuovo dittatore…o sei disinformato o “rosichi” per esserti trasferito, non ci sono altre alternative. Per il resto l’articolo e` sensato, conosco Amsterdam, e` tutto vero, citta` bellissima e straordinaria, unica al mondo direi.

    • gigipicazio

      Ciao Rodrigo e grazie per i complimenti (articolo sensato), ma permettimi di ricordarti che le frontiere tra Paesi Bassi e Italia sono sempre aperte e che ci si puo’ muovere liberamente tra i due paesi quindi, se come dici tu, io stessi “rosicando” (vai a capire poi esattamente per cosa) potrei sempre tornare, nessuno mi obbliga a stare qui se non la mia volonta’ (e il mio amor proprio)

      • paolo

        Sappiamo entrambi che quando si decide di costruirsi la vita in un luogo (moglie, figli, …) non dico che sia definitiva, ma quasi. Il fatto che tu abbia scelto di farlo all’estero e` per molti versi ammirevole (sopratutto per aver scelto Amsterdam), ma nessuno puo` negare che laddove nel paese di origine le cose stiano migliorando o potenzialmente potrebbero esserlo, ti ritroveresti nel pensiero assolutamente condivisibile e senza biasimo del: proprio ora che me ne sono andato?

        • gigipicazio

          No Rodrigo, per niente. Vedi tu parti dal presupposto che la gente rosica e deve rosicare ma questo non vale per tutti. Per tutti gli anni che ho vissuto in Italia ho sempre militato in centri sociali ed affini e quelle sono le lotte che mi mancano, quando vedo un’iniziativa in un centro sociale che ho frequentato per anni “rosico” per non esserci, quando vedo una manifestazione con migliaia di persone determinate “rosico” per non esserci, ma non per un manipolo di cittadini eletti per seguire i comandi di un comico. Vedi, molte persone che vanno all’estero incominciano a dare lezioni a chi e’ rimasto in patria e viceversa, molti che resistono in patria danno lezioni a chi invece a scelto di andarsene, beh, io non appartengo a questi due gruppi, io me ne sono andato per una mia libera scelta e rispetto chi ha fatto la mia stessa scelta e chi no… Ma scambiare la mia “nostalgia” con un semplice “stai a rosica'” fa di te una persona molto meno furba di quello che probabilmente sei.

          • paolo

            Spero (piu` per la tua prole che per il bene del mondo) invece che tu sia piu` lungimirante di quello che appari. Avere rimpianti per i bei tempi dei centri sociali e delle manifestazioni e`, obiettivamente, guardare le cose nel particolare e non nel generale. Onestamente non mi soffermo sul comico (anche Benigni e` un comico per te?), penso sia inutile in quanto non sposterei eventuali voti se non per dire che sempre in quella cerchia del comico c`e` piu` “comando” nei cittadini comuni che in molte democrazie occidentali, Paesi Bassi compresi (essendo persino una monarchia).

  • Samuele

    Ciao e bell’articolo!! Io sto pensando di trasferirmi a Amsterdam e sto raccogliendo un pò d’informazioni……a proposito, volevo aprire il link a Amsterdamforfree ma ninete da dare, non lo pare (come mai??)
    Tu che son cinque anni che sei la, sai se con il mio cv (perito chimico con 10 anni di esperienza in un laboratorio agro-alimentare e una laurea fresca in farmacia) ho qualche possibilità di trovare lavoro?? Olandese zero ma un buon inglese (so che il livello d’inglese deve essere ottimo e non buono, ma mi sto attrezzando…)
    Grazie di tutto!!! Ciaooooooooo

    AmsterdamForFree

  • GENNARO

    Ciao vorrei chiederti delle informazioni se sei ancora ad Amsterdam

  • Vito

    Un’articolo che coglie con semplicità la pura realtà e le varie sfaccettature dell’Italiano che si trasferisce in Olanda. Complimenti bell’articolo.

  • Grazia

    Ho letto l’articolo hai parlato di super stipendi anche per camerieri ecc ma non hai detto quanto costa la vita ad Amsterdam ad esempio uno che guadagna 2500 euro quanto paga di affitto o mutuo per permettersi una casa decente in una zona tranquilla anche lontana dal centro? Quanto costa fare la spesa ecc….
    Io sono stata lì per due volte e penso che andare in bici ad Amsterdam sia pericoloso visto che sulla pista ciclabile ci passano i motorini e la gente non ha l’obbligo del casco e poi tutti a parlare di Napoli 😉

  • Renzo Napoli

    Ciao Gigi io in olanda ci ho vissuto dal 1988 al 1995 da single.dopo sono andato in giro x l’Europa x altri 13 anni tra Germania e isole Canarie.ora e da 10 anni che vivo di nuovo in Italia ho messo su famiglia ma sto valutando l’idea di ritornare a vivere in olanda con tutta la famiglia.premetto che ancora parlo e scrivo l’olandese al 70%ma con un Po’ di pratica lo riprendo di nuovo. Cosa mi consigli di fare? I pizzaioli italiani sono ancora ben pagati come Allora?